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Réttir: cos’è la tradizionale raccolta delle pecore

rettir

Quando arriva settembre, in Islanda non cambia soltanto il colore del paesaggio. Sulle montagne, negli altopiani e nelle grandi vallate comincia uno dei momenti più importanti dell’anno per le comunità rurali: Réttir, la tradizionale raccolta delle pecore.

Durante l’estate, migliaia di ovini vengono lasciati liberi di pascolare nelle campagne e nelle zone montuose islandesi. Con l’avvicinarsi dell’autunno devono però essere riportati verso le fattorie prima che le condizioni meteorologiche diventino troppo rigide. Ed è qui che entra in scena il Réttir: allevatori, famiglie, amici e volontari si mettono in cammino per recuperare gli animali sparsi sul territorio e condurli verso grandi recinti, dove vengono riconosciuti e separati in base al proprietario.

Potrebbe sembrare una semplice operazione agricola. In realtà, Réttir è molto di più: è lavoro, tradizione, incontro sociale e una delle manifestazioni più autentiche della cultura rurale islandese.

Che cos’è il Réttir

Con il termine Réttir si indica il grande appuntamento autunnale durante il quale le pecore che hanno trascorso l’estate libere nei pascoli vengono radunate e poi riconsegnate alle rispettive fattorie.

La parola è strettamente legata ai caratteristici recinti di smistamento, spesso costruiti con una struttura circolare. Al centro vengono fatte entrare le pecore raccolte sulle montagne, mentre intorno si trovano diversi settori appartenenti agli allevatori della zona.

Da quel momento comincia il lavoro di identificazione.

Ogni animale viene riconosciuto attraverso marchi e sistemi di identificazione e condotto nel settore corretto, fino a quando ogni allevatore può riportare il proprio gregge a casa.

È un meccanismo semplice nella logica, ma impressionante da osservare quando nel recinto si trovano contemporaneamente centinaia o addirittura migliaia di pecore.

Perché le pecore vengono lasciate libere durante l’estate

Per capire il Réttir bisogna prima comprendere una caratteristica fondamentale dell’allevamento islandese.

Durante i mesi più miti, le pecore vengono spesso lasciate pascolare liberamente su grandi territori, comprese vallate, colline e aree montuose.

Gli animali possono così nutrirsi naturalmente di erba e vegetazione spontanea, spostandosi per chilometri senza rimanere confinati all’interno di piccoli appezzamenti.

Per tutta l’estate il paesaggio islandese diventa quindi una specie di enorme pascolo aperto.

Viaggiando sulla Ring Road è abbastanza normale incontrare pecore ai margini delle strade oppure vederle in lontananza sui pendii.

Quando però l’estate finisce, quella stessa libertà crea un problema molto pratico: bisogna ritrovare gli animali.

Ed è proprio da questa necessità che nasce uno degli appuntamenti più caratteristici dell’autunno islandese.

La grande ricerca sulle montagne

Prima che inizi lo smistamento vero e proprio, c’è la fase probabilmente più affascinante: la ricerca del gregge.

Gli allevatori si dividono il territorio e attraversano vallate, altopiani e pendii per individuare le pecore disperse durante l’estate.

Tradizionalmente ci si muoveva soprattutto a cavallo e a piedi, spesso accompagnati dai cani da pastore. Ancora oggi questi elementi rimangono fondamentali, anche se naturalmente mezzi e tecnologie moderne possono facilitare alcune operazioni.

La raccolta può richiedere diverse giornate.

Non tutte le pecore, infatti, sembrano particolarmente entusiaste all’idea di tornare a casa.

Alcune si trovano facilmente, altre finiscono in zone più remote e costringono i partecipanti a percorrere distanze considerevoli.

Il Réttir comincia quindi molto prima del recinto: comincia sulle montagne.

Il recinto circolare: il cuore della tradizione

Una volta radunate, le pecore vengono condotte verso il rétt, il caratteristico recinto utilizzato per lo smistamento.

La sua forma è uno degli elementi più riconoscibili della tradizione.

In genere c’è una grande area centrale nella quale viene fatto entrare il gregge. Attorno si sviluppano numerosi piccoli recinti, ognuno destinato agli animali appartenenti a una determinata fattoria.

Da quel momento inizia una sorta di gigantesco puzzle vivente.

Gli allevatori entrano nell’area centrale, cercano le proprie pecore, le afferrano e le accompagnano nel settore corretto.

Tra belati, persone che si chiamano da una parte all’altra e animali che hanno spesso idee differenti rispetto alla direzione da seguire, l’atmosfera può sembrare piuttosto caotica.

Ma dietro quel caos apparente c’è un’organizzazione affinata attraverso generazioni.

Come si riconoscono le pecore

Con centinaia di animali nello stesso recinto, viene spontaneo chiedersi come sia possibile capire a chi appartiene ciascuna pecora.

Gli allevatori islandesi utilizzano sistemi di identificazione che permettono di associare gli animali alla rispettiva fattoria.

Storicamente venivano utilizzati anche segni caratteristici applicati alle orecchie, differenti da un allevamento all’altro. Oggi questi sistemi tradizionali possono essere affiancati da strumenti di identificazione più moderni.

Per chi osserva dall’esterno, molte pecore possono sembrare praticamente identiche.

Per un allevatore esperto, invece, riconoscere gli animali è parte del mestiere.

Ed è proprio durante il Réttir che questa conoscenza diventa indispensabile.

Non è soltanto lavoro: è una festa di comunità

Ridurre il Réttir a una semplice attività agricola sarebbe però sbagliato.

La raccolta delle pecore rappresenta anche uno dei momenti sociali più importanti dell’anno nelle comunità rurali islandesi.

Famiglie, vicini, amici ed ex abitanti della zona possono tornare per partecipare. Dopo il lavoro non mancano occasioni per mangiare insieme, bere qualcosa, cantare e trascorrere la serata in compagnia.

In alcune località l’atmosfera può diventare quasi quella di una festa di paese.

Questo aspetto è fondamentale per capire la tradizione.

In territori dove fattorie e abitazioni possono essere separate da grandi distanze, appuntamenti come il Réttir hanno storicamente rappresentato occasioni preziose per incontrarsi.

Le pecore vengono separate, le persone si riuniscono.

È probabilmente uno dei paradossi più belli della giornata.

Quando si svolge il Réttir

Il periodo principale è quello di settembre, anche se le date possono cambiare in base alla regione, alle condizioni climatiche e al calendario degli allevatori.

In alcune zone le operazioni possono proseguire anche verso l’inizio dell’autunno più avanzato.

Non esiste quindi un unico “giorno nazionale del Réttir”.

Ogni comunità organizza la propria raccolta in funzione del territorio e delle necessità locali.

Per un turista che vuole assistere all’evento, questo significa che è importante informarsi sulle date delle singole zone e non dare per scontato che tutti gli appuntamenti si svolgano contemporaneamente.

Il ruolo del cavallo islandese

Tra i protagonisti del Réttir non ci sono soltanto le pecore.

Anche il cavallo islandese ha avuto storicamente un ruolo fondamentale nella raccolta degli animali.

La sua resistenza, la capacità di muoversi su terreni difficili e il forte adattamento all’ambiente islandese lo hanno reso per secoli un compagno indispensabile degli allevatori.

Vedere cavalieri attraversare il paesaggio per radunare il gregge permette di comprendere quanto cavalli e pecore siano profondamente intrecciati con la storia agricola dell’isola.

Non si tratta quindi di una scena organizzata per i visitatori.

È la continuazione moderna di un rapporto con il territorio nato molto tempo prima dell’arrivo del turismo di massa.

Réttir e identità rurale islandese

L’Islanda contemporanea è un Paese tecnologico, urbanizzato e fortemente connesso con il resto del mondo.

Eppure buona parte della sua identità continua a essere legata alle campagne.

L’allevamento ovino ha avuto per secoli un’enorme importanza economica e sociale. Le pecore fornivano carne, latte e soprattutto lana, materiale essenziale per affrontare il clima del Nord Atlantico.

Il Réttir mantiene vivo questo legame.

Ogni autunno ricorda che dietro l’immagine moderna di Reykjavik, dei ristoranti contemporanei e delle infrastrutture innovative esiste ancora un’Islanda fatta di fattorie, animali, montagne e comunità rurali.

Ed è probabilmente proprio questa continuità tra passato e presente a rendere la tradizione tanto affascinante.

Si può assistere al Réttir durante un viaggio?

Per chi visita l’Islanda a settembre, assistere a una raccolta delle pecore può essere un’esperienza molto più autentica di tante attrazioni costruite appositamente per il turismo.

Alcuni appuntamenti sono relativamente conosciuti e possono attirare anche visitatori, mentre altri rimangono principalmente eventi della comunità locale.

Bisogna comunque ricordare una cosa importante: il Réttir è prima di tutto un’attività di lavoro.

Non è uno spettacolo organizzato per permettere ai turisti di fotografare le pecore.

Chi assiste dovrebbe quindi comportarsi con rispetto, seguire eventuali indicazioni degli organizzatori e non intralciare allevatori e animali.

Con il giusto atteggiamento, però, può diventare una delle esperienze più curiose di un viaggio autunnale.

Perché settembre è speciale nelle campagne islandesi

Il Réttir coincide con uno dei momenti più belli per visitare l’Islanda rurale.

L’estate sta finendo, la vegetazione comincia a cambiare colore, le giornate diventano progressivamente più corte e le notti tornano abbastanza buie per offrire la possibilità di vedere l’aurora boreale.

Nelle campagne tutto assume un ritmo diverso.

Le fattorie si preparano all’inverno, gli animali tornano dai pascoli e il paesaggio passa lentamente dal verde estivo ai colori più caldi dell’autunno.

È una stagione di ritorno.

Le pecore tornano alle fattorie, le famiglie tornano a riunirsi e il territorio si prepara nuovamente ai lunghi mesi freddi.

Una tradizione che racconta il vero rapporto tra islandesi e natura

Forse il lato più interessante del Réttir è il modo in cui racconta il rapporto tra gli islandesi e il proprio territorio.

La natura islandese viene spesso descritta come spettacolare e selvaggia, ma per chi vive nelle campagne è anche un ambiente di lavoro.

Montagne, vallate e altopiani non sono soltanto scenari da fotografare. Sono luoghi attraversati, conosciuti e utilizzati da generazioni.

Il Réttir rende questa relazione particolarmente evidente.

Per recuperare gli animali bisogna conoscere il terreno, interpretare il meteo, collaborare con gli altri allevatori e adattarsi alle condizioni.

È una tradizione che esiste perché il territorio la rende necessaria.

Ed è probabilmente questo a renderla ancora così autentica.

Conclusioni

Il Réttir è la tradizionale raccolta autunnale delle pecore islandesi, ma definirlo soltanto così significa raccontarne solo metà.

È certamente un momento fondamentale dell’allevamento: dopo mesi trascorsi liberamente nei pascoli, gli animali vengono radunati, condotti nei grandi recinti e separati in base alla fattoria di appartenenza.

Ma è anche una festa, un rito collettivo e uno dei simboli più forti dell’Islanda rurale.

Tra cavalieri, cani da pastore, pecore, famiglie e grandi paesaggi autunnali, il Réttir mostra un volto del Paese molto diverso da quello delle cascate più famose e delle lagune geotermiche. E forse proprio per questo merita di essere conosciuto. Perché mentre migliaia di pecore tornano a casa dopo l’estate, l’Islanda racconta una delle sue storie più antiche senza bisogno di musei: semplicemente continuando a viverla.

Réttir: cos’è la tradizionale raccolta delle pecore
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